1978 – 2003
25 ANNI DEL CESANO BOSCONE RUGBY
Narrati da Nunzio NOTARISTEFANO
e scritti da Tiberio MONTINI
Prefazione
di Alberto Tagliati
Se vado a trovare il mio amico Nunzio Notaristefano nella sede del Cesano Boscone Rugby è quasi sempre per prendere parte ad una delle sue cene sociali. In quelle occasioni il capannone ai margini del campo si trasforma nella colorita osteria di un tempo che non c’è più, una di quelle che facevano dire a Carlo Porta, il più milanese di tutti i poeti. “…no gh’è per l’allegria / on loeugh mej dell’ostaria”.
Vi si cena, infatti, al suono mescolato delle posate e delle chitarre, in un carnevale di battute scambiate da un tavolo all’altro a cui magari il trio dei “Cantamilano” aggiunge il pepe di un cabaret meneghino. L’allegro convivio dei molti amici di Nunzio contribuisce poi a sostenere le spese del club atletico da lui fondato 25 anni fa. Non mi è sempre stato facile approdare a quelle serate.
individuandone il recapito nel panorama affastellato e disorientante che offre oggi Cesano Boscone.
Da ragazzino, invece, scendevo in bicicletta dalle case popolari del vecchio Giambellino, dove abitavo, e in poche pedalate raggiungevo le verdi marcite, le rogge limpide fiancheggiate dai filari di gelsi bitorzoluti per arrestarmi infine al casello giallo del Dazio, che segnava il finis terrae di Milano: di là c’era Cesano Boscone, ancora fitto di quegli alberi che l’avevano intitolato in un passato remotissimo e che oggi sopravvivono soltanto nello stemma comunale.
C’era la guerra, allora, e la ricordava, proprio vicino alla casupola daziaria, una batteria di cannoni antiaerei corredata di un aerofono, un apparecchio dotato di mastodontici orecchioni metallici brandeggiato da un milite cieco. Né i pochi cannoni puntati al cielo, né quel gigantesco stetoscopio che avrebbe dovuto auscultare a distanza il battito cardiaco dei quadrimotori inglesi valsero poi, come si sa, ad evitare la distruzione di Milano.
Il colpo mortale all’immobile ritratto agreste della Cesano di allora lo dette però il dopoguerra. Il borgo, che sessant’anni fa poteva contare sì e no un migliaio di abitanti, oggi ne registra 30 mila, con tutte le lancinanti contraddizioni che si accompagnano ad un insediamento così imponente e improvviso. Cesano Boscone, oggi connessa a Milano senza soluzione di continuità, patisce quindi i malesseri delle periferie metropolitane e i giovani soprattutto ne scontano i rischi e le frustrazioni.
E’ stato in questa nuova realtà così lontana dai miei verdi ricordi che ha operato Nunzio, milanese del Tarantino, venuto dal sud che più profondo non poteva essere, visto che nel nome Massafra, suo paese natale, echeggia addirittura l’Africa. Quando, un quarto di secolo fa, venne folgorato dalla vocazione per il Rugby, come si legge in questo libretto, era un giovanotto sottile come una spada, mentre adesso la sua silhouette ha assunto l’autorevole peso che nel nostro Meridione si attribuisce ad un omm ‘e panza. Ha conservato però intatte la leggerezza dello spirito, la fantasia generosamente avventurosa che l’ha portato a meta senza aver mai dato un calcio ad una palla ovale, l’ironia levantina che –noi amici lo sappiamo bene- lo induce spesso e volentieri a sgambettare chi gli sta intorno con dei geniali scherzi a lieto fine.
La storia del Cesano Boscone Rugby raccontata nelle pagine che seguono porta questa sua impronta di sorridente discolaggine, rievoca, per esempio, i pulcinelleschi espedienti a fin di bene con cui attrezzò e mise insieme la sua prima squadretta di angeli dalla faccia sporca, scugnizzi sottratti alla strada, quando non addirittura ladruncoli tirati giù dal motorino che si disponevano a rubare.
Il volumetto riassume dunque il miracolo laico di Nunzio Notaristefano. Si è trattato di un prodigio che si è avvalso anche del volontariato di tante brave persone e a cui forse presiedette un Cielo benevolo, ma che si deve soprattutto e inconfondibilmente a lui.
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